Nella maggior parte dei casi la diagnosi di diabete mellito di tipo 2 (DM-T2) viene accolta come una triste e improvvisa notizia dopo una vita di analisi buone e di valori di glicemia perfetti.
Ma oggi sappiamo che non è proprio così e che di improvviso non c’è nulla.
La diagnosi di diabete di tipo 2 arriva spesso dopo i 40 anni e non rappresenta altro che il momento in cui un’alterazione metabolica da sempre presente, diventa sufficientemente evidente da poter essere riconosciuta attraverso gli esami ematochimici.
In questo breve articolo mi vorrei soffermare proprio sul processo che precede tale infausta diagnosi e che si è sviluppato nel corso degli anni lento e indisturbato. Questo processo prende il nome di: Insulino-Resistenza.
Il diabete in Italia
Nel mondo le persone affette da diabete sono 250 milioni e in Italia i malati sono più di 4 milioni, rappresenta la quarta causa di morte al mondo.
Il diabete mellito di tipo 2 è la forma più comune di diabete, rappresenta circa il 90% dei casi e si manifesta generalmente dopo i 40 anni; il meccanismo che lo caratterizza è l’esaurimento da parte del pancreas della capacità di produrre Insulina.
All’insorgenza di DM-T2 concorrono più fattori: fattori genetici (circa il 40% dei diabetici ha genitori o fratelli affetti dalla stessa malattia) e fattori ambientali.
Sorge spontanea la domanda: è possibile accorgersi prima che qualcosa nel nostro metabolismo sta cambiando?
Insulina: funzioni in condizioni fisiologiche
L'insulina è un ormone prodotto dal pancreas e ha la funzione di garantire l'ingresso del glucosio dal sangue all'interno delle cellule, dove può essere utilizzato per produrre energia.
Dopo un pasto, quindi, la quantità di glucosio presente nel sangue (= glicemia) aumenta e il pancreas risponde producendo insulina, che permette all'organismo di “sgomberare” lo zucchero dal sangue facendolo entrare nelle cellule e garantendo il ritorno della glicemia ai normali valori.
In condizioni fisiologiche, questo sistema garantisce l’equilibrio tra valori di glicemia e produzione di insulina.
Cos’è l’Insulino-resistenza
Il DM-T2 è la risultante di un’alterazione metabolica che per anni procede silente nel nostro organismo e che si chiama Insulino-resistenza.
In alcuni casi i tessuti dell'organismo infatti, gradualmente, perdono la sensibilità all'azione dell'insulina, diventano meno sensibili, quindi l'insulina continua a essere prodotta dal pancreas ma la sua azione diventa meno efficace.
Per far fronte alla ridotta risposta dei tessuti all’azione dell’insulina il pancreas può inizialmente adottare delle strategie di compensazione come produrre quantità maggiori del suddetto ormone.
Facciamo un esempio: in condizioni fisiologiche dopo un bel pranzo la glicemia aumenta a X e il pancreas produce Y, ottenendo come risultato il ritorno a valori normali di glicemia. In condizione di insulino-resistenza se il pancreas produce Y non ottiene alcun risultato, è quindi costretto a produrre Y2 per poter ottenere l’abbassamento della glicemia.
Questo meccanismo di compensazione è quello che garantisce al soggetto con Insulino-resistenza di avere valori di glicemia negli esami ematochimici nella norma e non preoccupanti: è lo sforzo compensativo del pancreas che li garantisce!
Quando arriva la diagnosi di diabete?
Lo sforzo compensativo del pancreas nei soggetti con insulino-resistenza porta ad un sovraccarico le cellule addette alla produzione dell’ormone insulina: le beta cellule, che con l’avanzare del tempo vanno incontro a esaurimento. La diagnosi di diabete sopraggiunge quindi quando gli sforzi compensativi del pancreas non sono più sufficienti a produrre abbastanza insulina da poter “superare” l’insulino-resistenza dei tessuti, causando infine l’incapacità dell’organismo di “sgomberare” il sangue dal glucosio dopo un pasto: ecco quindi l’iperglicemia.
L’iperglicemia e quindi il diabete è “la fine corsa” del treno “insulino-resistenza”.
Insulino-resistenza e diabete: una diagnosi inevitabile?
No, l’Insulino resistenza NON è sinonimo di diabete e non garantisce lo sviluppo della patologia. Possiamo definire l’Insulino-resistenza come una condizione che predispone al DM-T2, aumentando il rischio di sviluppare la patologia con l’avanzare dell’età.
Fattori di rischio metabolico
La prevenzione assume quindi un ruolo fondamentale nel mantenere un buon equilibrio tra glicemia e produzione di insulina, mantenendo un buon profilo metabolico. Conoscere i fattori che possono aumentare il rischio metabolico e quindi esporre a insulino resistenza è il primo passo. Vediamone alcuni:
predisposizione familiare
aumento del peso corporeo (sovrappeso o obesità)
accumulo di grasso viscerale (anche in soggetti normopeso, vedi: Skinny Fat)
sedentarietà
alimentazione squilibrata (elevato consumo di zuccheri e/o grassi saturi)
alcune condizioni specifiche, come la Sindrome dell'ovaio policistico (PCOS).
Il ruolo della prevenzione
La prevenzione nei soggetti con un rischio metabolico più elevato, come i soggetti con insulino-resistenza può prevenire o ritardare la comparsa del DM-T2. I due grandi alleati della prevenzione sono:
Attività fisica: Il muscolo scheletrico rappresenta uno dei principali tessuti coinvolti nell’utilizzo del glucosio e l’attività fisica regolare contribuisce a migliorare la sensibilità insulinica. Inoltre, durante l’attività fisica, l’aumento della richiesta energetica da parte delle cellule muscolari favorisce l’ingresso del glucosio nel muscolo anche attraverso meccanismi che non dipendono direttamente dall’azione dell’insulina. In questo modo, il glucosio presente nel sangue può essere utilizzato dai muscoli a scopo energetico senza richiedere un ulteriore aumento della secrezione insulinica da parte del pancreas.
Questo rappresenta un aspetto particolarmente importante in condizioni di insulino-resistenza, nelle quali il pancreas è sottoposto ad un costante sforzo di compensazione, come già descritto in precedenza.
Camminare a passo sostenuto, andare in bicicletta, nuotare, ballare, fare esercizi di forza o semplicemente aumentare il movimento quotidiano sono tutte forme di attività fisica che possono contribuire alla salute metabolica.
Alimentazione: la riduzione degli zuccheri o l’eliminazione dei carboidrati non sono da sole strategie sufficienti a lavorare sulla prevenzione. È necessario valutare la qualità complessiva dell'alimentazione, la quantità di energia introdotta, la composizione dei pasti e la qualità dei carboidrati assunti. Inoltre la riduzione di: bevande zuccherate, prodotti ricchi di zuccheri semplici, cereali e prodotti raffinati, alimenti ultraprocessati e ricchi di grassi saturi e trans può aiutare a migliorare la salute metabolica.
Le linee guida indicano come modello alimentare con evidenze favorevoli nella prevenzione del DM-T2 la dieta mediterranea, senza dimenticare la sua altissima quota di alimenti vegetali: frutta e verdura di stagione, legumi, frutta secca e semi oleosi, cereali integrali e olio extra-vergine di oliva.
Attenzione però: non esiste una dieta valida per tutti, esiste un'alimentazione personalizzata che tiene conto delle abitudini, del fabbisogno energetico, della composizione corporea, del livello di attività fisica e di eventuali fattori di rischio metabolico.
Conclusione
Il diabete di tipo 2 può essere scoperto improvvisamente, ma non dovrebbe essere considerato come un fenomeno improvviso.
Anni di sedentarietà, aumento del grasso viscerale, modificazioni del peso corporeo, predisposizione familiare e altri fattori possono contribuire nel tempo alla comparsa di insulino-resistenza e, in alcune persone, alla progressione verso squilibri glicemici.
Questo significa che esiste un periodo nel quale possiamo occuparci della nostra salute metabolica prima che compaia la diagnosi di diabete: è proprio questo il significato della prevenzione.
È necessaria quindi una maggiore consapevolezza di ciò che accade nel nostro organismo e dell’enorme potere che abbiamo nel cambiare una rotta metabolica sfavorevole.
Fonti
1. Istituto Superiore di Sanità - PASSI, dati 2023-2024
2. Manuale MSD - Diabete mellito di tipo 2, Revisione 2025
3. American Diabetes Association - Standards of Care in Diabetes 2026, “Prevention or Delay of Diabetes and Associated Comorbidities”
4. Petersen MC, Shulman GI - Mechanisms of Insulin Action and Insulin Resistance. Physiological Reviews. 2018
5. Diabetes Prevention Program Research Group - Reduction in the Incidence of Type 2 Diabetes with Lifestyle Intervention or Metformin. New England Journal of Medicine, 2002